Una riserva di batteri “buoni” nell’appendice ciecale.

Che nell’appendice vi fosse una flora batterica intestinale (E. coli, Stafilococchi, Streptococchi) non era cosa nuova, ma ora si ipotizza come un nascondiglio per batteri così detti “buoni” tali da poter intervenire in situazioni di depauperamento della normale flora intestinale.

Bollata come un residuo dello sviluppo evolutivo, l’appendice, quando si infiamma, viene asportata senza troppi problemi, nella certezza che la sua mancanza non si farà sentire. Non è così per un gruppo di ricercatori americani. Secondo William Parker, docente di chirurgia alla Duke University nel Nord Carolina, l’appendice, così piccola e in posizione così appartata, con una porta d’ingresso strettissima (quanto la punta di una penna), sarebbe un ottimo nascondiglio per i batteri “buoni” che collaborano alla digestione. Ne parla il Corriere Salute.

«Un nascondiglio - spiega il settimanale del Corriere della Sera - che permetterebbe loro di sopravvivere e ritornare a ripopolare l’intestino, anche dopo una pesante infezione capace di distruggere gli altri batteri amici. I ricercatori hanno formulato questa ipotesi partendo dalla recente scoperta di “pellicole biologiche”, formate da microbi buoni, sulle mucosa dell’intestino. Esaminando i tessuti di un’appendice sana hanno infatti visto che una pellicola biologica simile era presente anche lì».

«Ovvia obiezione - prosegue il Corriere Salute - ma se l’appendice serve a qualcosa, come mai, togliendola, non si hanno effetti collaterali? La spiegazione, sempre stando agli americani, è questa: nel mondo civilizzato in cui viviamo, la situazione sanitaria e le cure mediche hanno reso improbabili infezioni tanto gravi da riuscire a sterminare pressoché tutti i batteri buoni dell’intestino rendendo utile la riserva dell’appendice».

«L’ipotesi degli americani è convincente? - si domanda il settimanale - “È più affascinante - risponde Pasquale Spinelli, consulente dell’Unità di diagnostica e chirurgia endoscopica dell’Istituto dei Tumori di Milano - che convincente. Quello che sappiamo di sicuro è che l’appendice, proprio per la sua conformazione, può diventare un punto di raccolta di batteri tutt’altro che buoni e proprio per questo talvolta si rende necessario rimuoverla. In via ipotetica, dunque, se c’è posto per i batteri cattivi dovrebbe essercene anche per quelli amici”».

«Quali sono i sintomi - chiede in conclusione il Corriere Salute - che devono far pensare a un’appendicite? “Un dolore continuo - risponde Spinelli - nella parte destra e bassa dell’addome. Spesso compaiono nausea, vomito e febbre, talvolta anche stipsi o diarrea. Solo 5 persone su 100 presentano però un’infezione dell’appendice, che può guarire con una cura antibiotica, ma che spesso è recidivante, tanto da richiedere un intervento. Generalmente si opera per via laparoscopica, semplice e sicura; la via transvaginale e la via orale, ancora in fase sperimentale, si usano per non lasciare neppure quella minima cicatrice che resta dopo una laparoscopia; ma sono tecniche sofisticate: richiedono tempi lungi e comportano più rischi”».

Fonte Corriere della Sera sezione Salute

Auguri “Crocerossine”: il Corpo delle II.VV. della Croce Rossa Italiana compie 100 anni

Il Corpo delle II.VV della Croce Rossa Italiana festeggia oggi il centenario dalla sua fondazione, a festeggiare tale evento stamattina a Roma è stata organizzata una grande cerimonia con la presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, delle massime Autorità Istituzionali, Civili e Militari dello Stato.

ROMA - “Donne valorose, esempio per i giovani di straordinaria abnegazione e professionalità”: è il ritratto fatto dal Capo dello stato, Giorgio Napolitano, delle Crocerossine la cui fondazione, avvenuta cento anni fa, è stata ricordata in una cerimonia a Piazza del Popolo, a Roma.

Oltre un centinaio le crocerossine schierate, in piazza, nella tradizionale uniforme. Presenti oltre al Presidente Napolitano, il presidente della Camera Gianfranco Fini, i ministri Ignazio La Russa e Roberto Maroni, il capo della polizia Antonio Manganelli, il presidente della Cri, Massimo Barra, e l’ispettrice nazionale del corpo delle infermiere volontarie, Mila Braghetti Peretti. Durante la cerimonia, durata circa un’ora, è stata consegnata l medaglia d’oro al merito civile alla bandiera del corpo delle crocerossine.

Sono “donne valorose - ha detto il Capo dello stato - di diversa formazione ed estrazione sociale, ma tutte uguali nella loro bianca uniforme, tutte animate dagli stessi valori morali, tutte pronte al sacrificio personale per onorare gli ideali di altruismo e solidarietà che ne ispirano l’opera. Donne che cercano la propria ricompensa nella coscienza del servizio reso. Costituiscono per le giovani generazioni esempio di straordinaria abnegazione e professionalità. Esse assolvono a questo loro compito meritando al nostro Paese l’apprezzamento e la riconoscenza delle popolazioni interessate che spesso, nel sorriso delle ’sorelle’, vedono riaccendersi la speranza di un ritorno alla normalità e l’auspicio di un futuro piùfelice”. Le crocerossine, ausiliari delle forze armate, rappresentano, per il ministro La Russa, “oggi più che mai, un punto di riferimento sicuro al quale i cittadini guardano con fiducia e gratitudine”.

Nei loro confronti va “una profonda riconoscenza” per “l’importantissimo contributo di valori e di opere concrete che il Corpo fornisce all’istituzione militare e sono orgogliose e onorate di agire fianco a fianco alle infermiere volontarie”. Un “grazie” per l’impegno quotidiano profuso in situazioni di guerra e di pace è stato rivolto anche dal numero uno della Cri, Massimo Barra. Brachetti Peretti ha ricordato le infermiere cadute che sono per le ‘Sorelle’ “un luminoso esempio di dedizione che le guida giorno per giorno”. Un augurio per il compleanno e all’”insostituibile ruolo” delle crocerossine anche da Emanuele Filiberto di Savoia la cui nonna Maria José è stata durante la guerra a capo di questo corpo della Croce Rossa Italiana.

Fonte : www.ansa.it

Incidente Nucleare in Slovenia…..meno male nessuna fuga radioattiva

Proprio in questo periodo in cui dopo tanti anni si sta riparlando di nucleare in Italia, oggi presso i nostri vicini sloveni si è verificato un incidente in una centrale nucleare. Tutto alla fine è andato bene e non vi è stata nessuna fuga di radioattiva né tanto meno di contaminazione radioattiva, visto che il problema è stato subito gestito nel modo migliore secondo protocollo. Ma la mia domanda è una sola: sono veramente sicure le centrali nucleari sparse in tutta l’Europa? La crescente necessità energetica mondiale può veramente essere soddisfatta dall’energia nucleare?

LUBIANA - Un allarme nucleare è stato lanciato nel tardo pomeriggio dalla Commissione europea per un incidente verificatosi nella centrale nucleare di Krsko, nella Slovenia sud-occidentale, a circa 130 km da Trieste, ma è subito rientrato. E l’incubo di una nuova Chernobyl è così durato solo pochi minuti.

Il Dipartimento della Protezione civile italiana fa sapere che non vi e’ stata nessuna emissione radioattiva sul territorio italiano. Dal Dipartimento fanno anche sapere che l’Apat ha comunicato che non c’é stata alcuna fuga radioattiva.

L’incidente è stato segnalato dalle autorità slovene a Bruxelles alle 17.38. In seguito a una perdita riscontrata nel circuito di raffreddamento è scattata la procedura di allerta rapida battezzata ‘Ecurie’, ma subito è stato segnalato che non ci sono state fughe di radioattività e quindi effetti nocivi né per l’ambiente né per la popolazione. Anche in Friuli Venezia Giulia la situazione è apparsa subito sotto controllo e tranquillizzante. La protezione civile locale - in costante contatto con quella slovena - non ha ricevuto alcuna richiesta di allerta. La Protezione Civile italiana, in serata, ha reso noto che non c’é stata “nessuna emissione radioattiva sul territorio italiano”.

Dopo l’incidente di Chernobyl, nel 1987, l’Euratom, la comunità europea per l’energia atomica, ha reso operativo il sistema di risposta rapida d’emergenza ‘Ecurie’. Questo sistema prevede che i Paesi membri informino la Commissione europea e tutti gli altri Paesi partner potenzialmente interessati quando si possa presentare l’esigenza, se necessario, di adottare misure di protezione della popolazione in seguito a incidenti a carattere radiologico o nucleare. Il sistema ‘Ecurie’, ha detto un portavoce della Commissione europea, viene utilizzato abbastanza di frequente, ma è invece raro che Bruxelles decida di rendere pubblico l’incidente verificatosi.

La direzione dell’impianto di Krsko, dopo l’incidente, ha deciso di intervenire a titolo preventivo fermando il reattore per permettere al personale addetto di individuare la cause della perdita e di effettuare i necessari interventi per porvi rimedio. Il completo arresto del reattore, avvenuto secondo procedure standard e non d’emergenza, si è verificato alle 19.30 circa. La centrale di Krsko è cogestitata da Slovenia e Croaiza, è stata costruita da un consorzio guidato dall’americana Westinghouse ed è entrata in funzione nel 1983. Al momento dell’incidente il reattore nucleare, che ha una potenza complessiva di 696 megawatt era ridotta al 22%. L’energia prodotta dalla centrale copre il 20% dei consumi di energia elettrica sloveni e il 15% di quelli croati. Secondo gli esperti dell’Enea interpellati, eventuali perdite nel circuito di raffreddamento di questo tipo di centrali non sono periocolose. “Le centrali di questo tipo - ha spiegato Stefano Monti - hanno un contenitore primario di sicurezza che contiene eventuali perdite nei circuiti di raffreddamento”.

www.ansa.it

E’ bufera nell’AIFA su truffa farmaci……

Anche l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) viene sconvolta da una bufera, infatti, il direttore generale dell’Aifa, Nello Martini, e una dirigente dell’ufficio autorizzazioni al commercio dell’Agenzia, Caterina Gualano, hanno ricevuto un avviso di garanzia, nell’ambito dell’inchiesta sui test falsificati partita dalla Procura di Torino e poi allargatasi a quella di Roma. Le ipotesi di reato della maxi-inchiesta sono: ricerche e sperimentazioni falsificate sui farmaci; funzionari pubblici corrotti; informazioni mai arrivate, o date con molto ritardo, sugli effetti collaterali di alcune medicine, grazie all’appoggio interessato di chi avrebbe dovuto vigilare.

«Governo e Magistratura - si legge nel Sole 24 Ore - accelerano i tempi per fare chiarezza sulla nuova e improvvisa bufera scoppiata nel settore farmaceutico. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha deciso ieri la nomina di una commissione di indagine tecnico-amministrativa per avviare un’indagine sull’Aifa in tempi strettissimi e accertare i “profili di tutela della salute dei cittadini”».

«Mentre la Magistratura - prosegue il quotidiano economico-finanziario - s’è divisa i compiti: a Roma è stato trasferito il filone principale dell’inchiesta, legato alla corruzione, col trasferimento di 23 dei 30 capi d’accusa complessivi. La Procura di Torino che ha aperto l’indagine fin dal 2006, conserva la titolarità delle 7 ipotesi di reato relative ai rischi prodotti per la salute pubblica».

«Le industrie farmaceutiche - scrive ancora il Sole 24 Ore - manifestano “piena fiducia nella Magistratura” e invocano massima chiarezza, da Farmindustria ad Assogenerici. Ma il Codacons si prepara ad avviare una class action e chiede di fare subito i nomi dei farmaci che sono potenzialmente pericolosi. Stessa richiesta di trasparenza arriva da Cittadinanzattiva del Tribunale dei diritti del malato».

«Uno dei capitoli d’indagine - conclude il quotidiano - è la mancata tempestiva modifica delle indicazioni e contro-indicazioni da riportare nei foglietti illustrativi dei medicinali. L’inchiesta avrebbe verificato 22 casi di farmaci. Proprio per questa ipotesi, il direttore generale dell’Aifa, Nello Martini, e una dirigente dell’ufficio autorizzazioni al commercio dell’Agenzia, Caterina Gualano, avrebbero ricevuto un avviso di garanzia a comparire a Torino la settimana prossima. Le ipotesi contestate sarebbero di imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza delle norme di organizzazione dell’Aifa».

La speranza è che la magistratura faccia subito chiarezza in modo tale da non creare panico nella popolazione, proprio per evitare un allarme generalizzato.

www.repubblica.it

www.edott.it

Problema farmaci scaduti a Napoli

La notizia viene riportata da Farmacista 33 (Il quotidiano web della Fofi), e sembrerebbe che i problemi dei rifiuti non finiscono anzi…….se ne aggiungono altri!!!

Mentre l’emergenza rifiuti nella città di Napoli non trova soluzioni immediate, si prospetta il pericolo di non riuscire a smaltire i farmaci scaduti, che andrebbero ad accumularsi sui bordi delle stradi insieme agli altri. La denuncia arriva da Federfarma Napoli, che in una nota spiega che l’ASIA, la società deputata a gestire la raccolta e lo smaltimento dei farmaci, da tempo non riesce più a far fronte a questa delicatissima tipologia di servizio, nonostante le ripetute sollecitazioni avanzate dall’associazione locale dei titolari di farmacie private.

I farmaci (…..) se indiscriminatamente gettati in discarica alcuni elementi in essi contenuti possono dar luogo a emanazioni tossiche o inquinare il percolato, ovvero il liquido che si accumula sul fondo delle discariche. Per questo motivo, risulta fondamentale che l’Asia ne assicuri, in tempi ristretti, la raccolta e il relativo corretto smaltimento, affinché i cittadini non si vedano costretti a gettarli nei normali cassonetti, ma possano continuare, come hanno sempre fatto, a deporli negli appositi contenitori all’esterno di ogni singola farmacia”.

Lo spam selvaggio colpisce la Croce Rossa Italiana

Siamo arrivati veramente alla “frutta”, infatti in questi giorni stanno arrivando e-mail tipo questa:

Ovviamente la CRI non organizza cordate e/o appelli tramite e-mail, ma chi volesse sostenerla lo può fare solo tramite i canali ufficiali (es. tipo il 5x 1000 http://www.cri.it/5×1000/5×1000.php), ed infatti ecco come si pronuncia in merito:

La CRI denuncia tentativo di frode su Internet

Roma 06/05/2008

Riceviamo nelle ultime ore segnalazioni riguardanti richieste di donazioni a favore della Croce Rossa Italiana. In particolare viene riportato che arrivano messaggi online da “aiuta@cri.it”. La CRI informa che tale indirizzo email è stato creato ed utilizzato abusivamente e si tratta quindi di un tentativo di frode ai danni dei sostenitori e della stessa Croce Rossa Italiana. La CRI si riserva di presentare denuncia alle Autorità competenti.

Sinceramente non ho parole in merito, e non riesco a capire come si possa organizzare una truffa tale infangando il nome storico della Croce Rossa Italiana. Mi sento chiamato in prima persona a difendere il simbolo di cui anche io faccio parte, e per tale motivo voglio partecipare alla divulgazione della notizia in modo tale che nessuno possa cadere in questo tipo di ignobile spam.

Fonte

http://www.cri.it


http://www.alground.com/blog/sicurezza/croce-rossa-quando-lo-spam-e-degli-sciacalli/

Aprire i link di Thunderbird con Firefox in Ubuntu 8.04

La cosa che più mi piace del mondo Linux è che l’Utente non è Utonto ma bensì è padrone totale della macchina (al contrario di Windows). Da un paio di giorni ho installato la nuova distribuzione di Canonical sul mio laptop e mi sto dedicando allo “smanettamento”, il mio fido Kubuntu, va che è una meraviglia ma ha bisogno ancora di qualche modifica. Infatti mi ero dimenticato che aprendo thunderbird e cliccando su di un link di una mail non veniva aperto il firefox come programma predefinito, a nulla sono valse le impostazioni in: impostazioni di sistema -> applicazioni predefinite -> navigazione web -> firefox-2

Ho risolto il problema andando in -> preferenze di thunderbird -> avanzate -> editor di configurazione, nella nuova finestra che si apre (about:config) -> clic con il pulsante destro -> nuovo -> stringa, ho scritto network.protocol-handler.app.http e poi ok, ho dato il valore /usr/bin/firefox-2 e ok. Poi un’altra stringa e l’ho chiamala network.protocol-handler.app.https e ok ed infine ho assegnato sempre usr/bin/firefox-2.

Successivamente ho creato il file “prefs.js” di thunderbird nella mia home (home/utente/mozilla-thunderbird/prefs.js), e vi ho incollato la riga :

user_pref(”network.protocol-handler.app.http”, “/usr/bin/firefox-2″);

ho controllato il browser predefinito con il comando

ls -al /etc/alternatives/x-www-browser

ed in caso si volesse cambiare, lanciare il comando e scegliere il numero corrispondente

update-alternatives –config x-www-browser

Riavviare thunderbird ed il gioco è fatto

E’ morto lo scopritore dell’LSD

ZURIGO - E’ morto all’età di 102 il chimico svizzero Albert Hofmann, che nel 1943 scoprì l’Lsd (dietil ammide dell’acido lisergico), che sperimentò su se stesso, e che scrisse delle prime esperienze scientifiche psichedeliche della storia.

Hoffman è morto ieri nella sua casa di Basilea, secondo quanto riporta oggi il sito californiano del Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies.
Nato l’11 gennaio del 1906, Hofmann scoprì l’acido lisergico per caso, quando, durante un esperimento in laboratorio, gliene cadde un po’ su una mano, dandogli un senso di vertigine: “Un incredibile senso di irrequietezze associato a uno strano stordimento” è la descrizione che diede di quella prima, casuale esperienza. Hofmann riprodusse poi l’Lsd e ne assunse una piccola dose: “In casa mi distesi con uno strano e spiacevole senso di intossicazione caratterizzata da un’ immaginazione stimolata all’estremo”. “Come sospeso in un sogno, con gli occhi chiusi perché trovavo la luce del sole troppo abbagliante, ho sperimentato un flusso ininterrotto di immagini fantastiche, forme meravigliose con giochi caleidoscopici di colori straordinariamente intensi”, fu la descrizione che Hofmann fece di una delle prime esperienze letta in Svizzera nel 2006 durante un convegno sull’ Lsd per festeggiare i suoi 100 anni. “Dopo alcune ore l’effetto gradualmente svanì”, aggiunse Hofmann, che da solo e in compagnia di altre persone condusse diversi esperimenti, prendendo anche appunti sulle sensazioni intense e difficili da seguire che si accavallavano nella sua mente. Hofmann credeva che l’Lsd potesse aiutarci a comprendere la struttura della mente umana, a seguirne i percorsi e i processi associativi, le origini dell’immaginazione. Che potesse aiutarci a comprendere e individuare patologie come la schizofrenia.
Lo studio sull’Lsd fu continuato negli anni Sessanta da Timothy Leary, professore di Harvard, che condusse controversi esperimenti lisergici con i suoi studenti studiando le possibilità di espansione delle facoltà cerebrali connesse all’acido, contribuendo anche alla sua diffusione come droga allucinogena fra i giovani in quegli anni. Proprio negli anni Sessanta, quando l’Lsd divenne anche la droga della musica rock - ne nacque anche la moda musicale della “psichedelia”, ispirata più o meno direttamente dagli effetti dell’acido lisergico - e fu messa al bando dopo una serie di gravi incidenti conseguenti al suo abuso. Lo stesso Hofmann, che la sperimentò con finalità curative, condannò sempre la diffusione dell’Lsd come droga e ogni abuso.

Fonte Ansa.it

Guariti tre italiani ciechi grazie alla terapia genica

Forse in un futuro non molto lontano, grazie al progresso della biologia molecolare, la terapia genica riuscirà a guarire numerose patologie per le quali ancora poco si può fare. La notizia di oggi apre le speranze a molte persone.

Roma, 28 apr. (Adnkronos Salute) - Tre italiani con una grave forma di cecità ereditaria migliorati grazie alla terapia genica. E un quarto paziente è appena stato trattato, ma si attendono ancora i risultati. Uno studio in prima mondiale che ha visto al lavoro ricercatori italiani e internazionale coordinati dal Children Hospital di Filadelfia e dall’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) e dal Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli. La ricerca, pubblicata sul ‘New England Journal of Medicine’, si è focalizzata su un tipo di cecità ereditaria, l’amaurosi congenita di Leber. La terapia genica in questo caso consiste nell’iniezione - nello spazio sottoretinico dell’occhio dei pazienti - di un vettore virale con ‘a bordo’ la versione sana del gene alterato. “Il gene corretto - spiega all’ADNKRONOS SALUTE Andrea Ballabio, direttore del Tigem, illustrando la ricerca oggi a Roma - si è inserito stabilmente nella retina e ha prodotto la proteina mancante nei malati, quasi completamente ciechi”. Questi risultati aprono la strada a prospettive incoraggianti: in tutti e tre i pazienti sottoposti a questa prima fase dello studio, infatti, non si sono riscontrati effetti tossici. Dopo pochi mesi dall’applicazione, “si sono potuti osservare miglioramenti significativi della funzionalità visiva”. I primi italiani a sperimentare la cura sono una ragazza di 19 anni di Pavia, e due gemelli siciliani di 26 anni. “Tutti hanno registrato un miglioramento del campo visivo, della sensibilità della retina alla luce, e sono riusciti ad eseguire test di mobilità, fra cui un percorso a ostacoli. Cose prima impossibili”, precisa Alberto Auricchio, ricercatore del Tigem e associato dell’Università Federico II di Napoli, coordinatore della parte italiana dello studio. Progressi sperimentati sulla propria pelle da Tommaso Ferraro, uno dei due gemelli di Ragusa operati cinque mesi fa a Filadelfia (Usa) su un occhio ciascuno (l’altro non è stato toccato per permettere ai ricercatori di controllare i progressi) e seguiti a Napoli. “Sono molto contento: prima non notavo alcuni tipi di luce - ricorda Ferraro - non ero in grado di leggere le lettere nel test di acutezza visiva. Spero che i miglioramenti continuino, dal momento che sembrano aver riguardato anche l’occhio non operato”.”Questo perché - spiega Auricchio - l’intervento ha permesso di ridurre il nistagmo, un movimento continuo degli occhi che indica come il cervello di queste persone cerchi continuamente di captare immagini, senza riuscirci”. In questa parte dello studio “sono stati selezionati pazienti giovanissimi, considerati legalmente ciechi”. E se già un quarto è stato trattato, altri due sono in attesa dell’intervento, che sarà eseguito ancora una volta negli Usa. “Queste prime volte abbiamo usato una dose virale molto bassa - precisa Ballabio - a scopo precauzionale. Ma dal momento che non abbiamo notato nessun effetto collaterale, le prossime volte useremo un quantitativo maggiore”. Ma i ricercatori non si fermeranno qui: se tutto andrà bene, infatti, è previsto un secondo trial, questa volta sui bambini. “Subito dopo l’iniezione del vettore virale con la copia corretta del gene - racconta Francesca Simonelli, del Dipartimento di Oftalmologia della II Università di Napoli, che si è occupata del reclutamento e del follow up dei pazienti - si è formata una piccola bolla sulla retina, scomparsa in 12 ore. Già a 30 giorni dall’intervento abbiamo registrato un recupero visivo in tutti e tre i pazienti. Risultati molto incoraggianti, che vanno validati su un più ampio gruppo di persone osservate più a lungo. E che possono segnare una svolta anche per la cura di altre forme di cecità genetiche, come ad esempio la malattia di Stargardt”. “Ma anche altre patologie, come la distrofia muscolare di Duchenne, l’emofilia di tipo A e la fibrosi cistica”, ricorda Ballabio. Quello di oggi è “un risultato eccezionale - sottolinea Susanna Agnelli, presidente di Telethon - soprattutto perchè questo esperimento sull’occhio si potrà tradurre in cure per altre malattie. Certo, bisogna essere cauti, ma ho sperato per anni di vedere i risultati concreti delle ricerche che abbiamo sostenuto. Oggi il giorno è arrivato”. La ‘chiave’ del successo, per i pazienti con amaurosi congenita di Leber, è intervenire il prima possibile: questo permette un recupero maggiore, “perché nel tempo si stabilisce una connessione alterata tra occhio e cervello - precisa la Simonelli - Anche in caso di successo della terapia, dunque, il recupero visivo è limitato nei pazienti più grandi. Per questo abbiamo previsto una seconda fase di sperimentazione su bambini di 3-8 anni. Se tutto andrà bene, ne seguirà una terza, concentrata sulla fascia d’età che consideriamo ideale per ottenere il massimo risultato: piccoli dai 6 mesi a 3 anni”.Questa notizia regala un sorriso a Silvia Curati, la mamma di Emilia, una bimba di 4 anni e mezzo afflitta dalla stessa patologia ereditaria, dovuta però alla mutazione di un gene diverso rispetto a quello dei pazienti coinvolti nello studio. “Spero che possano identificarlo e curare anche mia figlia. Quando aveva sei mesi, cambiandole il pannolino, mi sono accorta che non mi seguiva con gli occhi. Il suo - racconta - oggi è un mondo tattile, lei non mi vede, ma mi riconosce. E’ importante che la ricerca vada avanti e sono ottimista, mi auguro che Emilia - conclude la Curati - abbia un suo futuro, studi, scelga la sua strada e possa avere una sua indipendenza”.

Fonte http://www.univadis.it

Ancora sull’Aspirina c’è molto da scoprire…..

Nel 1897 Felix Hoffmann, dopo l’idea del suo superiore Arthur Eichengrün, chimici impiegati presso la Friedrich Bayer & Co. sostituì il gruppo ossidrile (-OH) dell’acido salicilico con un gruppo acetile, formando l’acido acetil-salicilico. Tale composto presentava gli stessi effetti terapeutici dell’acido salicilico, ma con minori effetti collaterali.

Nonostante siano passati più di 100 anni ancora questa molecola fa parlare di sé, infatti un recentissimo studio ha evidenziato che l’aspirina a dosaggio da adulto assunta giornalmente per cinque o più anni è associata ad una riduzione del 15 percento nell’incidenza complessiva dei tumori. Dati epidemiologici indicano che l’uso di aspirina sia associato alla riduzione del rischio di tumori del colon, prostata e del seno. Il potenziale effetto dell’uso giornaliero a lungo termine di dosi maggiori di aspirina sull’incidenza dei tumori era però rimasto finora incerto. Prima di considerare la riduzione dell’incidenza dei tumori un vero e proprio beneficio attribuibile all’aspirina, comunque, sono necessarie conferme da studi randomizzati di una durata minima di 10 anni. Se tali conferme arriveranno, ci potrebbero essere importanti implicazioni sui dosaggi opportuni e sui soggetti candidati. (J Natl Cancer Inst. 2007; 99: 608-15)